| 10-06-2010 00:00 |
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Rieccolo. E’ tornato in men che non si dica. Il Rommel della Farnesina, ancora lui. E’ noto che il Rommel vero, quello del deserto, era imprevedibile e veloce, e su queste qualità fondava i suoi successi, quelli iniziali, naufragati poi in una sconfitta finale e totale. Il Rommel della Farnesina o, per chi voglia, la Volpe di Ponte Milvio, è altrettanto imprevedibile e sgusciante, ma – a differenza del suo indimenticato modello – non ne azzecca una.
Per la verità, per quanto mi riguarda, ero orientato a lasciar perdere, ad abbandonare la Volpe di Ponte Milvio ai suoi vaneggiamenti bellici, ai sui trastulli di guerra. Ma, eccolo qui, quando ancora non erano chiare la dinamica e l’entità dell’intervento armato israeliano contro il convoglio umanitario diretto a Gaza per sollecitare la rimozione del blocco e consegnare aiuti alle popolazioni, il nostro eroe, unico al mondo, se ne viene fuori dando tutta la colpa ai pacifisti.Che importa se nella vicenda ci hanno rimesso la vita nove persone? Che conta se lo stesso Ministro Frattini, sia pure a denti stretti, sia stato costretto a dire che c’è stato un uso del tutto sproporzionato della forza d’interdizione? L’importante, al di là dei morti, della verità e delle responsabilità politico-diplomatiche, è far presto e spararla grossa, per entrare nel girotondo mediatico e far comparire da qualche parte il proprio nome.
E così, il nostro ineffabile praticante di War games, quando erano ancora calde in mare le armi dei militari israeliani, “tomo tomo cacchio cacchio”, ha iniziato dal continente il suo fuoco di sbarramento: “Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico…. Il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo”. E’ chiaro? Poiché l’abitudine degli israeliani per la rappresaglia è un fatto noto e consolidato, tutto è lecito, anche stendere sul tavolato durante un attacco piratesco nove morti tra gente disarmata e inoffensiva.
Il ”suo” ministro dice cose diverse? Che importa al pirata della Sirte del Lambro, tanto lui, il Ministro, le occasioni per finire sotto i riflettori ce le ha già, non se le deve guadagnare col sudore della fronte. Giustificare Israele in un atto così sproporzionato e aberrante non l’aiuta a trovare un’auspicabile strada di dialogo e di superamento delle tensioni? Ma questi sono cacchi di Obama e dintorni, il vero problema del Nostro è restare fedele alla propria immagine di “tosto” e non perdere i contatti con le lobby più oltranziste che possono sempre dare una mano in tempo d’elezioni. Lo stesso Segretario generale dell’ONU Banki-Moon chiede per ragioni umanitarie e di distensione la fine del blocco di Gaza? Ma questo è il destino di chi deve sempre galleggiare e durare schierandosi sempre dalla parte della maggioranza, non dei volontari, come Mantica, abituati a sfidare mare e deserti.
Alla faccia dell’uomo di stato, che mette sempre la verità e gli interessi generali al di sopra di tutto. Ma forse è sbagliato prendere troppo sul serio il Senatore Mantica. Ho il sospetto che quello che veramente interessa alla Volpe di Ponte Miglio non è la politica vera, profonda, non la pace internazionale, non la nostra autonomia di Paese collocato in una situazione geopolitica delicatissima, come quella mediterranea, un vero crocevia di interessi e di culture. Quello che veramente interessa al Nostro - finalmente l’ho capito - è la collezione delle figurine. Sì, delle figurine. Dopo l’uscita sulle panzerdivisionen che ha lanciato l’iimmaginetta della Volpe del deserto, dopo le furberie sulla legge della rappresentanza che ha legittimato la figurina della Volpe di Ponte Milvio, la sparata sull’attacco sanguinoso dei militari israeliani gli è servita per sospingere la foto di gruppo della Sirte del Lambro. La prossima uscita? E’ difficile dirlo, data l’imprevedibilità del personaggio, ma propendo a credere che sia “L’ultima raffica di Salò”.
Gino Bucchino
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