| 20-10-2009 20:35 |
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Ritengo opportuno informare i miei elettori sulle ragioni della mia assenza alla Camera in occasione della votazione per il decreto correttivo che contiene lo scudo fiscale – è importante e non mi sottraggo ad un chiarimento - anche perché non desidero in alcun modo che una piccola vicenda diventi grande come quella delle famose dieci domande formulate dal quotidiano La Repubblica al Primo Ministro che non hanno avuto risposta.
Una precisazione doverosa: non è vero che ero il solo assente dei deputati eletti all’estero. Ero in compagnia di altri due assenti, uno in missione, e quindi giustificato, e uno non giustificato come me.
Nessun dubbio che l’assenza mia assieme a quella di altri colleghi ha recato un danno di immagine e credibilità, sia dei singoli, sia dell’intero gruppo del Partito Democratico. Un’assenza in una vicenda sulla quale erano accesi i riflettori per l’indignazione del Paese verso un provvedimento, quello del cosiddetto “scudo fiscale”, visto e vissuto, giustamente, come l’ennesimo regalo agli evasori e ai disonesti.
Peccato. Anche perché questo episodio, dato in pasto alla gogna mediatica, è stato opportunamente strumentalizzato per spostare l’attenzione verso uno scivolone dell’opposizione piuttosto che verso l’indignazione per la progettazione e l’approvazione di questo provvedimento – responsabilità sola ed esclusiva del Governo Berlusconi. Episodio che, come sempre accade nella storia, offre anche agli stupidi, dai quali il mondo non riesce mai a liberarsi, l’occasione di affrettarsi ad assistere al rogo portando essi stessi la legna da casa.
Le dinamiche dei lavori di aula, piuttosto noiose nella routine e che non ricevono attenzione mediatica, sono molto diverse dall’immaginario. Quanto è successo venerdì 2 ottobre è la regola di tutti i giorni. È eccezionale che il Parlamento lavori nel plenum, o quasi, delle presenze. Normalmente in ogni giorno di votazione in aula sono presenti in media circa 500 deputati (su 630) e ci tengo a sottolineare che il nostro gruppo è il più presente, con una percentuale in questa legislatura del 79%. Quasi ogni giorno quindi si fa riferimento ad una assenza “fisiologica” di deputati del 20%. Una percentuale accettabile. Chi si sentirebbe di dire che in una classe di 30 bambini con 6 assenze non si sta facendo lezione? Percentuale di assenze sulla quale “giocano” e “contano” anche i colleghi della maggioranza che spessissimo si ritrovano a fare passare un provvedimento anche per un solo voto o ad andare sotto di un solo voto senza che, salvo eccezioni, questo vada a finire sui giornali. Cosicché ogni giorno qualcuno è assente e quel benedetto giorno ero assente io assieme ad un’altra ventina di colleghi del mio gruppo. Se avessimo votato il provvedimento in questione la settimana precedente, la stessa cosa sarebbe successa ad altri e non a me. Ognuno è responsabile delle proprie azioni e, responsabilmente, non ho accampato né accampo giustificazioni, così come non ho chiesto finte missioni, né mi sono dato ammalato.
Piuttosto occorre considerare un solo dato di fatto, incontestabile, che deriva dal mio particolarissimo stato di parlamentare eletto all’estero, oltreoceano.
E’ mio diritto non solo potere espletare il mio mandato in piena libertà e senza nessun tipo di condizionamento, ma è anche mio diritto mantenere un minimo di rapporto con i miei elettori che risiedono nella vastissima circoscrizione che comprende una ventina di Paesi e, fra questi, Messico, Stati Uniti, Canada. Di fatto mi ritrovo fortemente condizionato, fino a parlare di chiara disparità di trattamento rispetto ai parlamentari eletti nel territorio italiano.
A mio parere l’unico modo di permettermi di mantenere un minimo contatto con i cittadini italiani residenti nella mia circoscrizione è, o meglio, “era”, organizzare il lavoro del parlamento “per sessioni”, così come aveva auspicato il Presidente Bertinotti e così come aveva “promesso” il Presidente Fini.
Come ben sappiamo, anche le buone intenzioni del Presidente Fini non sono riuscite a cambiare un metodo di lavoro consolidato e “comodo” per la maggioranza dei colleghi, che il giovedì sera o il venerdì mattina rientrano nelle loro sedi.
Per quanto mi riguarda, anche per un minimo dovere di contatto con i miei elettori e con la mia famiglia, sono “costretto” ad allontanarmi dall’Italia, fosse anche per il solo fine settimana, ogni due-tre settimane. Sono certo che si comprenderà che il mio viaggio oltreoceano non può essere deciso da un momento all’altro sulla base della contingenza dei lavori in aula, ma richiede un minimo di programmazione di almeno un paio di giorni, cosicché può succedere quello che è successo venerdì 2 ottobre, che io non fossi in Italia.
Ho espresso al mio gruppo parlamentare le mie scuse e ho condiviso e accettato il richiamo più che legittimo che mi è stato fatto dalla Presidenza del Gruppo. Aggiungo però che, in cambio, ho ricevuto la grande soddisfazione di non sentirmi solo, perché lo stesso Presidente del gruppo Soro ha pubblicamente dichiarato nell’assemblea del gruppo di non sentirsela di etichettare come “assenteisti” i due parlamentari dell’estero che sono incappati in questa disavventura. Quanto è accaduto è stato, quindi, certamente anche utile, non solo per una futura migliore organizzazione del lavoro in aula, ma anche per fare conoscere la nostra particolare situazione di parlamentari eletti all’estero. Personalmente esco rattristato per i toni decisamente aggressivi di alcuni “miei elettori” ma anche arricchito da questa vicenda che mi ha permesso di richiamare l’attenzione del Gruppo sul mio particolarissimo status e di fare conoscere l’enorme lavoro che ho fatto, sto facendo (purtroppo, a quanto devo constatare, la mia attività parlamentare e i comunicati stampa sui diritti negati agli italiani all’estero, vedi la tutela previdenziale , le convenzioni bilaterali, la fiscalità, l’ICI, la Tarsu, la lingua e cultura, la cittadinanza, vengono talora dimenticati sia da chi li pubblica, sia da chi li legge) e che continuerò a fare in Parlamento in rappresentanza e a favore degli italiani che vivono nella nostra immensa circoscrizione.
Un caro saluto
Gino Bucchino
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