| 01-07-2010 00:00 |
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E così Berlusconi ha messo gli stivali e si è messo a tagliare l’aria con il frustino, come il Forattini prima maniera caratterizzava i personaggi che all’improvviso si rivestivano di autorità, ed ha imposto che la legge sulle intercettazioni – la così detta legge bavaglio, come è stata ribattezzata dal popolo della rete – fosse iscritta per il 29 luglio nel calendario della Camera. Una decisione “irragionevole”, l’ha definita il Presidente Fini, cercando di trattenere le parole tra i denti. Io che sono meno legato da prudenze istituzionali, mi posso permettere di chiamarla “irresponsabile”. Con questo atto, il Presidente del Consiglio, pur di portare dare un altro colpo alla magistratura e agli odiati giornali restii ad allinearsi e pur di aprire una prova di forza con la componente finiana, non esita a buttare alle ortiche uno strumento insostituibile per lo svolgimento di indagini delicatissime e la stessa libertà di stampa. Senza contare che si preferisce il terreno dello scontro culturale e civile al confronto sulle misure finanziarie contenute nella manovra e sulla drammatica situazione dell’economia e della disoccupazione.
Ma su questo già tanti hanno si sono pronunciati e molti continueranno a farlo in modo autorevole. Vorrei, invece, tornare su una situazione veramente aberrante che al Senato è esplosa in modo clamoroso, nonostante il tentativo di alcuni parlamentari del PDL di navigare sott’acqua. Una situazione che si è ridimensionata solo per la precipitosa marcia indietro alla quale la maggioranza è stata costretta.
Mi riferisco al tentativo di aprire un ombrello per la pedofilia soft, evitando che i casi di violenza sui minori di “lieve entità” siano oggetto di arresto in flagranza di reato. Mi sia consentito a questo punto di aprire una parentesi. Si dice, spesso a ragione, che l’attività parlamentare sia schiacciata dai diktat della maggioranza e, in particolare, dagli interessi privati del Premier. Altrettanto spesso si aggiunge che ormai in questa legislatura ci sia poco da aspettarsi, sia dalla maggioranza che dall’opposizione. Ebbene, proprio questa delicatissima vicenda dimostra che se si realizza un circuito virtuoso tra opposizione politico-parlamentare, opinione pubblica e sistema comunicativo non padronale la maggioranza e il leader si possono fermare, si può addirittura rovesciare qualche loro progetto più incauto.
Tornando alla violenza “dolce” sui minori, eviterò per ragioni di buon gusto di descrivere tutta una serie di ipotesi che potrebbero dar luogo alla fattispecie per la quale si chiede una considerazione “comprensiva” e benevola. Certo, si torcono le viscere pensando al fatto che per questi inflessibili custodi della morale e della sicurezza pubbliche e private palpeggiare un bambino o una bambina, o addirittura “visitarne” il corpo, possa essere un peccato veniale per il quale è opportuno evitare lo scandalo di un arresto. E viene da piangere nel leggere che la motivazione che avrebbe motivato l’emendamento dei senatori bacchettoni/permissivi sarebbe stata una preoccupazione di incostituzionalità delle norme che si intendevano adottare sulla violenza ai minori, se prive dell’ipotesi di un risparmio di pena per i casi di “lieve entità”. Le “manette” alla magistratura e il bavaglio alla stampa sarebbero pienamente costituzionali, anzi indifferibili, la punizione con l’arresto delle carezze e delle manipolazioni pedofile sarebbe invece incostituzionali. Comunque, oltre al disgusto per posizioni che non avrebbero dovuto nemmeno comparire in un’aula parlamentare, m’interessa esprimere un ragionamento più di fondo.
Il problema della violenza sui bambini, come sa chi l’ha veramente studiato, è molto serio e per questo è veramente da irresponsabili abbassare la guardia. Telefono Arcobaleno ha di recente denunciato che 36.000 bambini sono stati scambiati in internet 20 miliardi di volte. Il 42% dei bambini coinvolti ha meno di 7 anni, il 77% meno di nove. La stessa associazione ha effettuato in 13 anni 228.079 segnalazioni di siti pedopornografici, con una media nell’ultimo anno di 3500 al mese. Sempre nell’ultimo anno, sono stati segnalati 7639 siti legati al pedobusiness, che sono solo la punta avanzata di un esercito di 42.396 siti che fanno lo stesso sporco mestiere.
Allentare le briglie, dunque, mandando un messaggio che su queste cose si può giocare e che basti solo stare attenti a non esagerare significa accelerare una spirale che ha già toccato livelli preoccupanti.
Ora, come si diceva, la legge è stata inaspettatamente inserita nei lavori della Camera, a ridosso della pausa estiva, nel tentativo di forzare la mano quando si pensa che la capacità di resistenza dentro e fuori il Parlamento sia ai minimi. Occorre, dunque, rafforzare l’attenzione e la voglia di combattere. E sulla violenza di “lieve entità” verso i minori è il caso di restare con il fucile spianato: niente scherzi, nessuno ci riprovi..
On. Gino Bucchino
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