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La Confindustria batte l'emigrazione sulle convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali PDF Stampa E-mail
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27-04-2010 16:51
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La potente lobby della Confindustria contro il fragile e screditato mondo dell’emigrazione. E così negli ultimi mesi sono state presentate e approvate dal Parlamento italiano una lunga serie di convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali con Paesi come il Qatar, il Bahrein, Cipro, Malta, e tanti altri dove, si presume, svolgono la loro attività imprese italiane, mentre invece numerose convenzioni con i grandi Paesi di emigrazione italiana, come quelle con  il Canada, il Brasile, la Francia, il Lussemburgo, la Svezia che sono la causa di interpretazioni ambigue e discordanti e spesso di gravi ingiustizie fiscali nei confronti dei nostri connazionali pensionati, e che andrebbero quindi rinnovate, non vengono neanche inserite nell’agenda dei lavori parlamentari.

 

 

E’ paradossale infatti che alcune convenzioni prevedano la tassazione concorrente (violando lo spirito delle stesse) e che altre trovino i due Paesi contraenti in disaccordo sul significato da attribuire all’espressione “social security” o “remunerazioni pagate ai sensi della legislazione in materia di previdenza sociale”, in contrasto con i canoni ermeneutici seguiti di norma in base al modello OCSE per evitare le doppie imposizioni.

 

 

In particolare le convenzioni stipulate con il Canada ed il Brasile, pur prevedendo come normativa di base la tassazione nel solo paese di residenza, contemplano poi eccezioni in ordine a limiti di importo, situazioni reddituali e natura (previdenziale o assistenziale) di tutta o parte della pensione determinando così una tale confusione sulla potestà fiscale e sui diritti-doveri dei cittadini che continua a penalizzare migliaia di pensionati emigrati che spesso vengono tassati due volte.

 

Per quanto riguarda la Francia, la precedente convenzione del 1963, prevedeva la tassazione nel Paese di erogazione. Successivamente, la nuova convenzione ratificata con legge del 1992 modificava i precedenti accordi prevedendo la tassazione nel Paese di residenza, fatte salve le pensioni corrisposte in applicazione della legislazione sulla sicurezza sociale di uno Stato contraente, che sarebbero state tassate nel predetto Stato contraente. Sull’applicazione della nuova normativa si è introdotto un contenzioso interpretativo in ordine al contenuto del termine "sicurezza sociale" che ancora non è stato risolto in maniera chiara e definitiva.

 

Ho presentato interrogazioni nella precedente e nell’attuale legislatura chiedendo chiarimenti e una adeguata informativa ai nostri connazionali sui loro diritti senza avere alcun cenno di riscontro.

 

Questo è quanto, nell’attuale situazione parlamentare, possiamo fare. Le soluzioni spettano al governo di questo Paese.


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Andrea Sacca