| 20-11-2008 09:02 |
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Intervento dell'On. Gino Bucchino alla camera dei deputati sulla partecipazione italiana alla missione di vigilanza dell'unione europea in Georgia.
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Signor Presidente, siamo un grande Paese, anche se ogni tanto, a causa delle cosiddette «carinerie» del nostro Presidente del Consiglio - l'ultima è solo di poche ore fa - il mondo, piuttosto che sorridere, ride di noi.
Ciononostante, siamo e restiamo un grande Paese, impegnato sullo scenario mondiale delle missioni con oltre 10.000 uomini, un Paese che con pieno diritto fa parte del G8.
Le missioni sono parte importante della nostra politica estera, con i nostri uomini che a testa alta e con sacrificio, spesso purtroppo anche umano, contribuiscono al mantenimento di una difficile pace nel mondo.
Gli interventi italiani sono condotti sempre con elevato spirito umanitario e sono da considerarsi tra le attività che meglio caratterizzano la presenza italiana nel mondo. Si tratta di missioni collocate nel cuore di scenari geopolitici e di politica internazionale che, come ci insegna l'esperienza di soli pochi mesi orsono, possono essere oggetto di pericolose accelerazioni.
L'Italia non si sottrae alle sue responsabilità e il Partito Democratico ha già dichiarato la sua intenzione di voto favorevole sul rifinanziamento di queste missioni.
Il Partito Democratico chiede anche, altrettanto responsabilmente e con forza, l'avvio di una riflessione di carattere generale, che offra all'Italia finalmente la possibilità di esercitare con dignità di partecipazione il suo ruolo politico nel contesto condiviso di una politica europea che guarda con attenzione, speranza e soddisfazione all'elezione, come Presidente degli Stati Uniti d'America, di Barack Obama, anche, ma ovviamente non solo, per quanto riguarda una politica estera di intervento non più imposto, ma finalmente condiviso.
Il 4 novembre 2008 è una data importante, nella quale collocare e far partire la nostra riflessione, non solo per l'eccezionale lezione di democrazia che abbiamo ricevuto dal popolo degli Stati Uniti d'America, dal Partito Democratico di quel grande Paese che ha vinto le elezioni e dal Partito Repubblicano, che le ha perse, ma che non ha esitato nemmeno un secondo a riconoscere la vittoria del Partito Democratico. Suonano a lezione e anche ad invidia le parole McCain, che ha detto davanti al mondo: «Obama è il mio Presidente».
Parlavo di lezione di democrazia. Già, democrazia: ve lo immaginate qui, nel nostro Paese, un candidato premier figlio di un immigrato? Parlo di quegli stessi immigrati sui quali si discute e dei quali si discute in questi giorni nell'altro ramo del Parlamento per il decreto-legge sulla sicurezza. Sono immigrati ai quali si vuole negare l'assistenza sanitaria, ai quali prima qualcuno spacca la testa e poi lo manda a farsi curare a proprie spese al pronto soccorso, immigrati che si vuole denunciare, dimenticando il codice deontologico del medico ed il giuramento di Ippocrate, che impedisce ad un medico di denunciare una persona che si rivolga al medico in stato di necessità.
Eppure il 4 novembre è davvero storia, non è un sogno, ed è davvero l'inizio di una nuova stagione, una collaborazione forte con l'Europa, una richiesta - finora quasi sempre sdegnosamente ignorata - di maggiore collaborazione; è finalmente l'inizio di una più forte assunzione di responsabilità, viste le sfide vecchie e nuove che dobbiamo affrontare e che si chiamano non solo terrorismo e guerre, non solo Iraq, Afghanistan, Kosovo, Georgia, ma anche cambiamenti climatici e crisi economica mondiale.
Non si tratta, quindi, di discutere sul «se», ma piuttosto sul «come» delle missioni, il loro indirizzo, le loro modalità. Occorre un'Italia che sappia anche essere finalmente propositiva, per sensibilizzare l'Europa ed impegnarsi anche in missioni che oggi non interessano il mondo dei «grandi», missioni in Paesi dove si compiono veri genocidi, come il Darfur e più recentemente il Congo, con soluzioni che non possono essere solo militari. La nuova leadership americana promette di muoversi in questo senso, con un approccio nuovo e finalmente completo, che sappia collegare l'impegno politico, umanitario e civile all'approccio militare.
In questo senso, dobbiamo augurarci che venga chiesto - come certamente sarà fatto - un impegno più forte dell'Italia, un'Italia che potrà mettere a disposizione della comunità internazionale non solo «le pacche sulle spalle», ma anche e soprattutto la sua vocazione umanitaria. Come precedentemente esposto da colleghi che mi hanno preceduto, condivido la necessità di una seria riflessione in Parlamento, che porti al varo di una legge organica sulle missioni italiane all'estero, per dire con forza a tutto il mondo - e dimostrarlo - che il nostro è stato, è, e sarà sempre, un Paese costruttore di pace (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
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Resoconto sommario dell'Assemblea Seduta n. 88 di martedì 18 novembre 2008 Seguito della discussione del disegno di legge S. 1038, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 147 del 2008:
Partecipazione italiana alla missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia (approvato dal Senato) (A.C. 1802). Intervengono sul complesso delle proposte emendative presentate i deputati ANTONELLO SORO (PD), MICHELE GIUSEPPE VIETTI (UdC), FRANCESCO TEMPESTINI (PD) e ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI (PD). Intervengono inoltre sul complesso delle proposte emendative presentate i deputati FRANCO NARDUCCI (PD), ANGELO COMPAGNON (UdC), LEOLUCA ORLANDO (IdV), ETTORE ROSATO (PD), SANDRO GOZI (PD), ROCCO BUTTIGLIONE (UdC), AMERICO PORFIDIA (IdV), ANTONIO RUGGHIA (PD), MATTEO MECACCI (PD), GIANNI VERNETTI (PD), MARIO TASSONE (UdC), ANTONIO LA FORGIA (PD), FRANCESCO SAVERIO GAROFANI (PD), FURIO COLOMBO (PD), FABIO EVANGELISTI (IdV), SAVINO PEZZOTTA (UdC), GIANNI FARINA (PD), FABIO PORTA (PD), GINO BUCCHINO (PD) e AMEDEO CICCANTI (UdC). PRESIDENTE.
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