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Difendere e migliorare i consolati di oggi per far nascere meglio il consolato digitale di domani
 
29-10-2009 17:11
Pagina vista 267    

Non mancano motivi di attesa e di speranza dopo la presentazione fatta a Bruxelles del così detto Consolato digitale, vale a dire del sistema al quale il MAE sta lavorando per la erogazione dei servizi consolari a distanza.

 

Potere comunicare i propri dati e richiedere certificati per via elettronica, da una postazione informatica di casa o di un luogo scelto liberamente, non è cosa da poco, soprattutto in considerazione della grave caduta di funzionalità dei nostri consolati in conseguenza delle limitazioni di spesa e di personale intervenute negli ultimi anni.

 

Non c’è dubbio che quella dei servizi a distanza sia la strada aperta verso il futuro e quindi tutti i passi che su di essa si compiono sono fatti sicuramente nella giusta direzione.

 


Resta da vedere quale concreto sviluppo avrà l’impegno di formazione di una piattaforma allargata a diversi rami dell’amministrazione, perché se la sperimentazione promossa nella rete estera non avrà un parallelo riscontro in quelle di altri rami dell’amministrazione, rischia di arenarsi in un collo di bottiglia che ne frenerebbe gli sviluppi concreti.

 

Da una cosa, comunque, è necessario guardarsi con attenzione, vale a dire dal fatto di intendere l’applicazione delle tecnologie digitali ai servizi consolari come una soluzione adottata per lasciarsi alle spalle la deriva dei consolati, considerando ormai irrecuperabile un loro positivo rapporto con le comunità. Bisogna evitare questo errore per diversi motivi, di cui almeno due sono insuperabili: la fase di transizione per la messa a regime non sarà breve e nel frattempo gli italiani all’estero continueranno ad esistere con i loro problemi e con le loro richieste; ci sono momenti procedurali, come quello dell’apposizione delle impronte digitali per i nuovi passaporti, che comunque richiedono un’organizzazione di tipo logistico.

 

La sperimentazione sui servizi a distanza, dunque, sarà tanto più utile quanto più si lavorerà per recuperare efficienza agli attuali consolati, senza chiuderne nessuno e reinvestendo risorse materiali ed umane per la loro funzionalità. Anche in questo caso, poi, è necessario che chi oggi governa si liberi da prevenzioni ideologiche e politiche nei confronti dei Patronati e si convinca di ciò di cui sono convinti milioni di italiani all’estero: essi possono essere la rete di supporto esterna per aiutare i consolati nella difficile contingenza presente e uno strumento indispensabile di transizione per accompagnare gli utenti dei futuri servizi a distanza nell’uso corretto delle tecnologie di cui a Bruxelles si è dato un esempio operativo.


Commenti utenti (2)
Postato il teresa, 12-12-2009 07:05, IP 79.43.48.191
1. iscrizione AIRE
Faccio un esempio esplicativo: uno si iscrive all'Aire tramite il Consolato estero dove risiede. L'Ufficio AIRE del Comune Italiano viene quindi informato dal Consolato estero della nuova situazione del soggetto che vive e lavora all'estero con la famiglia. Perché non é obbligatorio che il Consolato estero comunichi la data di ingresso nella sua circoscrizione estera al comune Italiano dell'emigrante se questa data é certa e documentata? Questa data é estremamente importante a mio avviso e non andrebbe trascurata.
 
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Postato il teresa, 12-12-2009 06:30, IP 79.42.62.102
2. lentezze nelle iscrizioni AIRE
Come mai alcuni consolati Italiani all'estero sono spesso così in ritardo nell'inviare le pratiche di iscrizione all'AIRE ai comuni Italiani? Come mai poi la data di registrazione all'AIRE nei comuni Italiani é quella dell'arrivo della pratica? Non sarebbe meglio che avesse effetto dalla data di ingresso nella circoscrizione? Se questa data é certa e docujmentata perché non indicarla anche nei registri AIRE del Comune di residenza italiano? Si eviterebbe di fare pagare ai poveri emigranti il ritardo dei Consolati. Si può fare qualche cosa a questo proposito?
 
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