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Bucchino: tra misure penalizzanti e vane battaglie, rimane solo il nostro impegno
 
29-07-2010 19:10
Pagina vista 120    

La manovra finanziaria da 24 miliardi del Governo Berlusconi impressiona soprattutto per la mancanza di misure mirate alla ripresa economica e l’accanimento contro lavoratori e pensionati. Infatti la manovra correttiva è caratterizzata da scelte di iniquità sociale e di assenza di risorse per lo sviluppo, sferra un potente attacco alle pensioni e alle tutele del lavoro. E’ evidente che i massicci tagli alla sanità, alla scuola, alle amministrazioni pubbliche, agli enti locali genereranno risparmi indiscriminati ma butteranno fuori dal mercato del lavoro moltissime persone proprio in un periodo di altissima disoccupazione strutturale. Insomma contrazione senza sviluppo, penalizzazione dei ceti più esposti e più deboli, tutela di rendite, patrimoni, grandi capitali e finanze.

 

 

La manovra si accanisce direttamente e indirettamente anche contro gli italiani all’estero: primo perché molto probabilmente i nuovi tagli alla pubblica amministrazione e ai ministeri si faranno sentire sulle poche risorse destinate alle nostre comunità, e in secondo luogo perché le misure di contenimento della spesa previdenziale si dispiegano con effetti doppiamente perversi nei confronti dei residenti all’estero. Ad esempio l’innalzamento reale, ancorché dissimulato con la cosiddetta “finestra unica di scorrimento”, dell’età pensionabile di un anno per le pensioni di vecchiaia e di anzianità si applicherà anche ai pensionandi all’estero con l’aggravante che le misure di salvaguardia previste dal decreto per gli italiani in Italia non saranno applicabili agli italiani all’estero. Si creeranno quindi situazioni in cui i nostri connazionali al compimento dell’età pensionabile cesseranno il lavoro all’estero ma avranno diritto solo al pro-rata erogato dal Paese di residenza ma non alla pensione italiana che verrà posticipata di un anno, con tutte le conseguenze economiche ed esistenziali immaginabili. E’ passata anche la norma che prevede l’espropriazione forzata sui beni mobili e immobili di chi deve restituire all’Inps somme indebitamente percepite. Esiste quindi il rischio che l’agente della riscossione possa pignorare le case in Italia dei nostri connazionali. Chiederemo chiarimenti ed eventuali correzioni di rotta perché secondo noi si tratta di una norma ingiusta e vessatoria e soprattutto difficilmente applicabile ai nostri pensionati all’estero a causa delle procedure previste (e pensate per l’Italia) relativamente all’invio degli avvisi di addebito.

 

Sull’età pensionabile condivido invece pienamente la proposta del PD che prevede il recupero della flessibilità nell’uscita dal lavoro verso la pensione previsto dalla Legge Dini del ’95, e non l’irrigidimento del sistema in “gabbie mobili” difficili da raggiungere perché continuamente spostate in avanti, con un andamento automaticamente collegato all’aumento dell’aspettativa di vita.

 

La proposta del PD recupera invece il concetto di flessibilità e di libera scelta dei lavoratori del momento dell’uscita verso la pensione: l’obiettivo potrebbe prevedere un’uscita a partire dai sessantadue anni di età, per uomini e donne, fino ad un massimo di settant’anni con incentivi o penalizzazioni a secondo della scelta di andare in pensione prima o dopo. Mi sembra doveroso inoltre informare le nostre collettività che abbiamo in questi giorni ovviamente presentato emendamenti e ordini del giorno su tutte le problematiche che ci riguardano da vicino: indebiti, Ici, detrazioni per carichi di famiglia, assegno sociale, rete e servizi consolari, assistenza diretta e indiretta, assistenza sanitaria, ecc.

 

Ma la scelta del Governo di porre la fiducia al Senato e alla Camera ha impedito alle opposizioni un’efficace azione parlamentare. Noi continueremo a proporre e far conoscere le nostre proposte con la speranza che come per la maggiorazione sociale aggiuntiva prima o poi riusciremo a ottenere risultati positivi per le nostre comunità all’estero.


Commenti utenti (1)
Postato il Pierre Forciniti, 30-07-2010 08:08, IP 82.242.111.122
1. Manovra economica e ingiustizia sociale
Buongiorno, 
 
E’ triste dover condividere con Lei il desolante quadro che si offre agli Italiani con l’approvazione di questa manovra economica da mattatoio sociale. Non é tuttavia a mio avviso solo ingiustizia sociale quanto piuttosto una chiara violazione dei diritti acquisiti e mi riferisco in particolare modo alle erogazioni delle pensioni ai residenti italiani all’estero, che sono colpiti in modo ineguale dal nuovo Decreto. 
Limitandoci alla sola Europa, il nuovo Decreto Legge sulle pensioni introduce di fatto una distorsione di trattamento tra cittadini italiani residenti in patria e quelli emigrati in EU. Coloro che maturano a partire dal 2011 i requisiti per una pensione di vecchiaia a 65 anni subiscono se residenti all’estero una netta perdita di reddito, il pro-rata italiano, poiché devono attendere un anno per percepirla mentre al tempo stesso sono messi d’ufficio in pensione nel paese che li accoglie.  
Non avviene la stessa cosa per i pensionandi italiani che di fatto prolungano di un anno la lora attività senza perdita economica. 
Già questo diveso trattamento imposto agli Italiani discrimina tra quelli che vivono in Italia da altri che si sono spostati per loro necessità in Europa. Trattandosi di disparità di diritti, essa rileva della Corte di Giustizia Europea dei Diritti Umani davanti alla quale si puo’ citare l’Italia. Oltrepiù che cosi’ facendo il governo scarica su altri Stati europei il peso sociale di migliaia e migliaia di neo-pensionati italiani abbandonati al loro destino ai margini di una strada. 
Cosa succede poi a quelli che per cattiva sorte si trovano in stato di disoccupazione all’estero e che al compimento dei 65 anni perdono anche quel sussidio ?  
 
Cosa succede per quelli, sempre italiani, che per inaptitudine al lavoro raggiungono i requisiti per la pensione italiana allorché per quella estera non potranno contare su altro se non su un povero assegno sociale ? 
 
La brutalità di trattamento del governo Berlusconi merita di essere combattuta a livello europeo portando per i motivi citati l’Italia davanti alla Corte di Giustizia europea.  
Cosa ne pensa ? 
 
Cordiali saluti 
 
Dr. Pierre Forciniti 
Consulente
 
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