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COMMISSIONE AFFARI ESTERI E COMUNITARI Comitato permanente sugli italiani all'estero
 
25-09-2008 01:00
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25 settembre 2008
Audizione del sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Alfredo Mantica, sulle politiche per gli italiani all'estero.

L'INTERVENTO DELL'ON. GINO BUCCHINO.

 

 

GINO BUCCHINO. Signor presidente, sarò velocissimo. Ringrazio vivamente il sottosegretario per la sua presenza oggi, ringrazio tutti i colleghi che mi hanno preceduto, perché hanno esposto bene anche il mio pensiero e hanno dato, quindi, al sottosegretario molto materiale su cui riflettere e lavorare nelle prossime settimane.

 

Devo dire, però, che non sono molto soddisfatto, e mi sento un po' imbarazzato e perplesso, perché non so se questa sia davvero una audizione in cui noi ascoltiamo il Governo che ci espone i programmi di lavoro su una serie di questioni che abbiamo puntualmente posto nelle sedi opportune.

 

Preciso questo aspetto, poiché abbiamo rappresentato le questioni sull'ICI, sull'assegno sociale, sul rinnovo degli accordi bilaterali e via dicendo. Naturalmente, abbiamo anche scritto, in maniera precisa e nella sede opportuna, sulla questione del COMITES e del CGIE, invitando il presidente del Consiglio generale, che è il Ministro degli affari esteri, a dare una risposta precisa alla domanda se vi sia intenzione o meno di dare seguito alla legge, quindi al rinnovo dei COMITES e dei CGIE alle scadenze naturali.

 

Devo dire che mi sento in imbarazzo perché quella di oggi mi sembra, piuttosto, un'audizione rovesciata, in cui noi abbiamo esposto - e lei ha ascoltato - tutte le osservazioni che abbiamo da fare sulle solite questioni sulle quali lavoriamo da mesi se non da anni, mentre abbiamo sentito molto poco per quanto riguarda la fonte del Governo che, secondo me, era il soggetto che doveva essere audito. Infatti, aldilà di due importanti eventi che ha segnalato all'inizio del suo intervento - vale a dire la conferma della Conferenza dei giovani e la questione riguardante il museo - per il resto abbiamo ricevuto delle «bacchettate» su presunte invasioni di campo.

 

Ebbene, se queste nel pensiero del Governo ci sono state, io credo che sia dovere preciso farlo presente, con esattezza, non dire di non voler fare nomi e cognomi. Al contrario, credo che si dovrebbero precisare nomi, cognomi, circostanze e luoghi, perché ritengo che queste circostanze debbano essere portate a conoscenza di tutti, anche per evitare che si faccia il solito fascio e si pensi che tutti quanti sono così. Se c'è qualcuno che ha sbagliato, questo deve essere denunciato.

 

Inoltre, ancora una volta - l'ha già detto molto bene l'onorevole Garavini - ci sentiamo ripetere la solita domanda su chi siamo, cosa vogliamo fare, dove andiamo, quale sia il nostro ruolo, con l'esortazione a prendere una decisione su questo. Ebbene, io credo che tutti sappiamo chi siamo: siamo dei parlamentari esattamente uguali a voi. Parlamentari. Punto e basta. Non siamo una riserva indiana. Pertanto, non mi va di sentire dire - qualche collega lo ha fatto - che ai problemi dei COMITES e del CGIE provvederanno i rappresentati degli italiani all'estero; niente affatto, è una questione che riguarda tutta la nazione, tutto il nostro Parlamento, così come noi, anche se eletti nel collegio estero. Del resto, anche se fossimo stati eletti in Puglia, sarebbe stata la stessa cosa, perché sarebbe come dire che gli eletti in Puglia si devono interessare solo delle questioni pugliesi e non mettere bocca sulle questioni dell'aeroporto di Malpensa o di Linate, o su altre questioni.

 

Io credo che noi interveniamo - e lo facciamo bene - su tutto quello su cui dobbiamo intervenire, secondo il nostro dovere e i nostri compiti. Quindi, casomai io chiedo uno sforzo culturale a coloro che non capiscono, a coloro che devono smettere di chiederci chi siamo. Noi non siamo, ripeto, una riserva indiana.

 

Così come è assolutamente sbagliato dire o pensare che se prima era il CGIE ad occuparsi degli italiani all'estero, adesso che ci siamo noi, il CGIE non serve più. Non accetto una simile equazione, innanzitutto perché ci sono dei livelli diversi di rappresentanza dal momento che tutti hanno ciascuno la loro dignità; inoltre, perché accettarlo significherebbe ammettere che siccome adesso ci sono i parlamentari dell'estero che si devono interessare delle questioni delle quali prima si interessava il CGIE, è giusto che siano considerati una riserva indiana: non è assolutamente così.

 

Per cui vorrei e spero di poter ottenere qualche risposta in merito, non solo nella sua replica, ma anche nelle prossime riunioni, perché tante sono le questioni che sono state messe in campo, veramente tante. Bene sono intervenuti i colleghi che mi hanno preceduto; pertanto penso che dovremmo avere una qualche risposta, per esempio, su quale sia l'intenzione del Governo rispetto alle elezioni dei COMITES e del CGIE, e credo che dovremmo averla anche in tempi rapidi. Non so se ce la può dare oggi, ma certamente questa è una responsabilità precisa, perché ci dobbiamo preparare.

 

Anche perché siccome noi abbiamo scritto una lettera precisa nella quale, come parlamentari di un gruppo, di un orientamento, ovvero del PD, abbiamo espresso questa volontà, questo invito al rinnovo secondo le scadenze temporali di legge, non vorremmo poi che alla fine ci si venga a dire che qualcosa non è stato detto o non è stato fatto, e che venga addotto come scusa il fatto che l'indicazione è arrivata troppo tardi, per cui si rende necessario un rinvio e che venga assegnata la responsabilità ad altri. No, noi non ci stiamo! Il Governo, dunque, si prenda la sua responsabilità e ci dica esattamente come ha intenzione di procedere.

 

Mi fermo e ringrazio veramente il presidente per questo suo entusiasmo e questa sua volontà di mettere in campo tutto, di riunirci, di fissare riunioni frequenti. Spero, quindi, che tali incontri continueranno, perché dobbiamo parlare di molte questioni.


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Andrea Sacca