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Assegno Sociale: continua l'impegno di Gino Bucchino. L'ordine del giorno presentato il 5 agosto
 
06-08-2008 01:00
Pagina vista 841    

Nel corso della seduta della Camera dei Deputati del 5 agosto scorso, l’On. Gino Bucchino ha preso la parola per illustrare l’ordine del giorno in materia di assegno sociale .

 

“Signor Presidente, il mio ordine del giorno ha l'obiettivo di sollecitare una profonda ed equilibrata riflessione da parte del Parlamento sull'opportunità (e io non lo ritengo opportuno) di introdurre un requisito molto severo, ma soprattutto ingiusto, ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno sociale, vale a dire i dieci anni di residenza in Italia.

 

Alcuni colleghi, l'onorevole Garavini e l'onorevole Miotto, mi hanno preceduto con un intervento qualificato e li ringrazio; non ringrazio, invece, i colleghi della Lega che notte tempo, alcuni giorni fa, hanno introdotto un emendamento, poi approvato con il solito meccanismo della questione di fiducia, per tentare di colpire i cittadini neocomunitari, bulgari, rumeni, polacchi. Ovviamente, però, si sono sbagliati in pieno, ma lo dovevano sapere.

 

Ho spiegato ieri, nel mio intervento in Aula, che i cittadini comunitari non possono essere colpiti da un nuovo requisito di residenza, perché sono tutelati dal regolamento comunitario sulla sicurezza sociale. Con questa nuova norma, purtroppo, si colpiranno esclusivamente i cittadini extracomunitari e gli italiani che rientrano in tarda età a vivere in Italia e che non possono far valere il requisito dei dieci anni di residenza. Credo che una persona, a prescindere dalla sua nazionalità, che viva e lavori onestamente e regolarmente in Italia, che al compimento dei sessantacinque anni di età non abbia maturato il diritto ad una prestazione contributiva e che non abbia alcun reddito per sopravvivere decentemente nel nostro Paese, non possa e non debba essere costretta a fare la fame perché una società ed un Governo spietatamente lo condannano all'esclusione economica e sociale. Rabbrividisco per aver sentito in quest'Aula, poco fa, da esponenti della Lega, parole del tipo: «prima veniamo noi, poi vengono loro», «prima dobbiamo pensare a noi». Chiedo, quindi, il ripristino delle previsioni precedenti che stabilivano il requisito-vincolo dei cinque anni di residenza per l'accesso al diritto all'assegno sociale e invito tutti voi, maggioranza e opposizione, a votare a favore su questo ordine del giorno. In particolare, rivolgo l'invito ai miei colleghi eletti all'estero: Di Biagio, Picchi e Amato Berardi, i quali, certamente, non potranno fare questo torto agli italiani che vivono all'estero, vale a dire negare loro questa possibilità di vivere decentemente gli ultimi anni della loro vita in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Ecco il testo dell’ordine del giorno

La Camera,

premesso che:

il comma 10 dell'articolo 20 del decreto in esame introduce il requisito di dieci anni di soggiorno legale ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno sociale;

l'assegno sociale è una prestazione assistenziale il cui obiettivo è quello di garantire un livello minimo di sussistenza alle persone che vivono in Italia e che sono sprovviste di pensioni e sono titolari di reddito pari a zero o di modesto importo;

il requisito di dieci anni di soggiorno legale è in contrasto con il regolamento comunitario di sicurezza sociale n. 1408/71, strumento giuridico sovranazionale e direttamente applicabile agli Stati membri che consente la totalizzazione dei periodi di lavoro o di residenza compiuti nei vari Paesi comunitari ai fini del perfezionamento del diritto alle prestazioni contributive e non contributive, compreso l'assegno sociale;

il requisito di dieci anni di soggiorno legale penalizza quindi esclusivamente i cittadini extracomunitari e i cittadini italiani emigrati che rientrano in Italia e che non possono far valere tale requisito;

la normativa attuale prevede comunque un requisito minimo di residenza di cinque anni per i cittadini extracomunitari ai fini del diritto all'assegno sociale, subordinato al possesso della carta di soggiorno,

impegna il Governo

a valutare l'impatto della disposizione richiamata in premessa, al fine di assumere tutte le opportune iniziative, anche normative, volte a garantire l'assegno sociale a tutti i cittadini italiani che risiedono permanentemente in Italia e che soddisfino i requisiti anagrafici e reddituali previsti dalla normativa vigente, a prescindere da vincoli temporali di residenza, nonché quelle volte a ripristinare, per i cittadini extracomunitari, il vincolo di cinque anni di residenza ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno sociale.

9/1386-B/18.Bucchino, Fedi, Narducci, Garavini, D'Antoni.

Ecco l’esito della votazione

Presenti 517

Votanti 512

Astenuti 5

Maggioranza 257

Hanno votato sì 212

Hanno vo


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Andrea Sacca