| 08-03-2008 15:50 |
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Roma, 10 luglio 2007
BUCCHINO: “SU AUMENTI DELLE PENSIONI AI RESIDENTI ALL’ESTERO IMPORTANTI I CRITERI DA ADOTTARE”
Nel comunicato diffuso alcuni giorni fa ho auspicato che i previsti aumenti alle pensioni basse siano estesi anche ai pensionati residenti all’estero che soddisfino i requisiti necessari. Ho anche rimarcato che non sarebbe legittima, in virtù del diritto nazionale ed internazionale, una loro esclusione.
Tuttavia, che sugli aumenti delle pensioni la situazione è piuttosto complicata lo si intuisce dalla difficoltà con cui procede la trattativa fra Governo e Sindacati. Oggetto della contesa è soprattutto il criterio da adottare per concedere gli aumenti ai pensionati con gli assegni più bassi (si parla di una platea di circa tre milioni di persone).
Si tratta in pratica di scegliere le fasce di reddito su cui parametrare gli aumenti e stabilire anche un legame alla contribuzione versata.
Quest’ultimo criterio mi preoccupa perché, se adottato, potrebbe avere un riflesso negativo sulle pensioni in convenzione. Mi spiego meglio: l’idea sarebbe quella di attribuire un aumento più alto ai pensionati che possono far valere una anzianità contributiva più alta. Orbene, se tale criterio ha effettivamente una sua logica nel contesto normativo della previdenza nazionale italiana, la stessa cosa non si può affermare nel contesto convenzionale per il semplice fatto che i nostri emigrati possono generalmente far valere pochi contributi accreditati nell’assicurazione obbligatoria italiana. Se fosse quindi adottato il criterio degli aumenti collegati ai contributi versati, i pensionati residenti all’estero potrebbero uscirne penalizzati.
A meno che… non si decida che in virtù del principio della assimilazione dei territori, principio cardine di tutte le convenzioni di sicurezza sociale stipulate dall’Italia, ai fini del diritto agli aumenti siano presi in considerazione anche i contributi versati nel Paese di emigrazione.
Tale meccanismo avrebbe una sua stringente logica nel caso in cui le pensioni (pro-rata o autonome) erogate dagli enti previdenziali esteri fossero prese in considerazione nel computo dei redditi.
Vista la complessità della materia e delle articolate considerazioni che il legislatore sarebbe tenuto a fare in merito ai diritti previdenziali dei pensionati residenti all’estero, auspico che le attuali trattative tra i soggetti coinvolti siano condotte con il senso di responsabilità e la sensibilità dovute nei confronti dei nostri connazionali.
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