| 11-11-2008 00:00 |
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Ecco la prima “riflessione” che suona più – ma solo apparentemente - come un quesito diagnostico o un indovinello. Sarà interessante e, spero, divertente scoprire la vostra risposta.
Hanno un comportamento caotico e per niente in sintonia con le richieste e, ancor meno, con le esigenze della società. Decidono e agiscono sotto l’impulso del momento senza considerazione alcuna delle conseguenze per gli altri.
Se le conseguenze si rivelano oggettivamente dannose, le minimizzano o si mostrano totalmente indifferenti.
Sono incapaci di provare il benché minimo senso di colpa. Per trarre profitto personale o semplice piacere sono spesso disonesti e manipolativi.
Non riuscendo a tenere in nessun conto il punto di vista degli altri hanno una visione del mondo “personale” e, sprezzanti nei confronti di sentimenti, aspirazioni, ideali e comportamenti altrui, assumono un comportamento irritabile e verbalmente aggressivo nei confronti di coloro che la pensano diversamente.
Per le persone che manifestano questi “tratti”, la diagnosi è di certezza: disturbo antisociale di personalità. Le possibilità di intervenire terapeuticamente, con i farmaci o con la psicoterapia, sono praticamente nulle anche e soprattutto perché i pazienti, coerenti con i tratti della loro malattia, non ne riconoscono la necessità.
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