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Barak Obama. "El negrito ese".
 
11-11-2009 20:20
Pagina vista 93    

Pochi giorni dopo il colpo di Stato in Honduras, Paese dal quale riceviamo solo informazioni vaghe e sporadiche, il ministro degli esteri del governo di fatto, si é riferito a Barak Obama definendolo "el negrito ese". In italiano una roba tipo "quel negretto".

 

Mi immagino che se tale espressione fosse stata utilizzata dal ministro degli esteri russo o iraniano ne sarebbe nato un putiferio. Invece non vi è stata nessuna reazione. Quello che vorrei far osservare è che "politically incorrect" non è soltanto la mancanza di rispetto del ministro ma anche, e forse soprattutto, la mancata reazione statunitense.

 

Perché non si reagisce? Evidentemente perché non si considera il ministro di questo Stato sullo stesso piano di Obama, o che un paese come l´Honduras viva di pari dignità con gli Stati Uniti o altri paesi, democratici o "canaglia" che siano. Condiscendenza. La stessa di un adulto nei confronti di un bambino.

 

E tutte le nostre relazioni con i cosiddetti paesi del terzo mondo sono segnate da tali condiscendenze. Buttano via o rubano i soldi che vengono loro dati, fanno colpi di Stato, si ammazzano fra di loro... perché reagire... tanto loro sono così. Ma c'é anche di peggio, si fa passare tale condiscendenza come non ingerenza e rispetto.

 

Le palle! La verità è che questo ci consente poi di adottare costantemente due pesi e due misure. Quando ci conviene ci ergiamo a paladini delle libertà e della democrazia e quando non ci conviene guardiamo da un'altra parte. Coglionata gigantesca. Apparentemente a nessuno dei nostri grandi condottieri è ancora venuto in mente che rappresentiamo una piccola ed invecchiata minoranza il cui potere economico e militare si sta rapidamente erodendo. Probabilmente non ci restano più di 15/20 anni di effettiva preponderanza.

 

Non sarebbe il caso di impiegarli per cercare di stabilire principi ferrei, che finalmente non farebbero altro che avvantaggiarci, per cui, indipendentemente dal fatto che chi compie il colpo di Stato o massacri i suoi concittadini, o si impegni in brogli elettorali ci sia amico o avverso, un tale comportamento verrà sanzionato? Perché la nostra credibilità come "arbitri" imparziali risulta sempre più danneggiata. Ed allora che si facciano pressioni sugli Stati Uniti perché impongano sanzioni commerciali. Due giorni e si ristabilirebbe la legalità. Luigi (lettera firmata)

I barbari e la malapianta della xenofobia
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13-11-2008 14:42
Pagina vista 430    

La notizia è fresca.

Non suscita meraviglia, fa inorridire.

 

Ed è una “barbarie”, nel senso che tra poco dirò.

La pattuglia, purtroppo non sparuta, della Lega al Senato ci sta provando. Una sola cosa a loro merito: che ci mettono la faccia, non si nascondono.

 

Ce l’hanno con gli immigrati, hanno paura del diverso, non ne vogliono sapere più. Stanno presentando al vaglio dell’aula parlamentare (ma si fa solo per dire, dato che hanno la maggioranza blindata) emendamenti che solo eufemisticamente potremmo chiamare xenofobi e razzisti...


Disturbo antisociale della personalitā...Vi ricorda qualcuno?
 
11-11-2008 00:00
Pagina vista 526    

Ecco la prima “riflessione” che suona più – ma solo apparentemente - come un quesito diagnostico o un indovinello. Sarà interessante e, spero, divertente scoprire la vostra risposta.

 

Hanno un comportamento caotico e per niente in sintonia con le richieste e, ancor meno, con le esigenze della società. Decidono e agiscono sotto l’impulso del momento senza considerazione alcuna delle conseguenze per gli altri.

 

Se le conseguenze si rivelano oggettivamente dannose, le minimizzano o si mostrano totalmente indifferenti.

 

Sono incapaci di provare il benché minimo senso di colpa. Per trarre profitto personale o semplice piacere sono spesso disonesti e manipolativi.

 

Non riuscendo a tenere in nessun conto il punto di vista degli altri hanno una visione del mondo “personale” e, sprezzanti nei confronti di sentimenti, aspirazioni, ideali e comportamenti altrui, assumono un comportamento irritabile e verbalmente aggressivo nei confronti di coloro che la pensano diversamente.

 

Per le persone che manifestano questi “tratti”, la diagnosi è di certezza: disturbo antisociale di personalità. Le possibilità di intervenire terapeuticamente, con i farmaci o con la psicoterapia, sono praticamente nulle anche e soprattutto perché i pazienti, coerenti con i tratti della loro malattia, non ne riconoscono la necessità.


Andrea Sacca