Un dovere di Tutti

L'On. Gino Bucchino denuncia un tentativo di "acquisto" politico-parlamentare.

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5-8-2008 Esame ordini del giorno - pagg. 27, 37 PDF Stampa E-mail
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venerdì 22 agosto 2008

Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 112 del 2008: Sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (A.C. 1386-B);
( 5-8-2008 Esame ordini del giorno - pagg. 27, 37 )

 

PRESIDENTE. L'onorevole Bucchino ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1386-B/18.

GINO BUCCHINO. Signor Presidente, il mio ordine del giorno ha l'obiettivo di sollecitare una profonda ed equilibrata riflessione da parte del Parlamento sull'opportunità (e io non lo ritengo opportuno) di introdurre un requisito molto severo, ma soprattutto ingiusto, ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno sociale, vale a dire i dieci anni di residenza in Italia.
Alcuni colleghi, l'onorevole Garavini e l'onorevole Miotto, mi hanno preceduto con un intervento qualificato e li ringrazio; non ringrazio, invece, i colleghi della Lega che notte tempo, alcuni giorni fa, hanno introdotto un emendamento, poi approvato con il solito meccanismo della questione di fiducia, per tentare di colpire i cittadini neocomunitari, bulgari, rumeni, polacchi. Ovviamente, però, si sono sbagliati in pieno, ma lo dovevano sapere.
Ho spiegato ieri, nel mio intervento in Aula, che i cittadini comunitari non possonoPag. 28essere colpiti da un nuovo requisito di residenza, perché sono tutelati dal regolamento comunitario sulla sicurezza sociale. Con questa nuova norma, purtroppo, si colpiranno esclusivamente i cittadini extracomunitari e gli italiani che rientrano in tarda età a vivere in Italia e che non possono far valere il requisito dei dieci anni di residenza. Credo che una persona, a prescindere dalla sua nazionalità, che viva e lavori onestamente e regolarmente in Italia, che al compimento dei sessantacinque anni di età non abbia maturato il diritto ad una prestazione contributiva e che non abbia alcun reddito per sopravvivere decentemente nel nostro Paese, non possa e non debba essere costretta a fare la fame perché una società ed un Governo spietatamente lo condannano all'esclusione economica e sociale. Rabbrividisco per aver sentito in quest'Aula, poco fa, da esponenti della Lega, parole del tipo: «prima veniamo noi, poi vengono loro», «prima dobbiamo pensare a noi».
Chiedo, quindi, il ripristino delle previsioni precedenti che stabilivano il requisito-vincolo dei cinque anni di residenza per l'accesso al diritto all'assegno sociale e invito tutti voi, maggioranza e opposizione, a votare a favore su questo ordine del giorno. In particolare, rivolgo l'invito ai miei colleghi eletti all'estero: Di Biagio, Picchi e Amato Berardi, i quali, certamente, non potranno fare questo torto agli italiani che vivono all'estero, vale a dire negare loro questa possibilità di vivere decentemente gli ultimi anni della loro vita in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

GINO BUCCHINO. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GINO BUCCHINO. Signor Presidente, invito il Governo a riconsiderare il parere contrario espresso sull'ordine del giorno a mia prima firma n. 9/1386-B/18. So che un ordine del giorno solitamente non siPag. 38nega a nessuno, anche perché le cose non cambiano, visto che, ormai, i giochi sono stati fatti. Tuttavia, sarebbe grave negare completamente l'ordine del giorno in oggetto, perché significherebbe chiudere la porta in faccia definitivamente ai nostri connazionali emigrati all'estero.
Anche se fosse uno solo, quel connazionale, che se ne è andato dall'Italia trenta o quarant'anni fa, che ha lavorato per l'Italia e che l'ha resa grande nel mondo, che ha mantenuto con tutti i sacrifici e gli sforzi il suo passaporto e che ha avuto la sfortuna, casomai, di prendere la nave sbagliata e di andare in un Paese dove non ha potuto fare fortuna, rientra in Italia e ora l'Italia non gli dà una lira, da vecchietto, per aiutarlo a campare.
Invito quindi il Governo a modificare e ad accogliere almeno come raccomandazione, come impegno, il mio ordine del giorno, per non chiudere definitivamente la porta in faccia ai tanti italiani all'estero che ancora credono nell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

Leggi tutto il Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 48 di martedì 5 agosto 2008

 
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Andrea Sacca