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4-8-2008 Discussione sulle linee generali - pag. 8

Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 112 del 2008: Sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria - (A.C. 1386-B);
( 4-8-2008 Discussione sulle linee generali - pag. 8 )

 

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bucchino. Ne ha facoltà.

GINO BUCCHINO. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il Governo ha fatto una parziale marcia indietro rispetto alla nuova normativa sull'assegno sociale. La nostra dura presa di posizione, prima con un comunicato di segnalazione e di denuncia del 22 luglio - quando il comma 10 dell'articolo 20 del decreto n. 112 del 2008 era stato appena modificato e, aggiungo, peggiorato dalle Commissioni bilancio e finanze - e, successivamente, con la sensibilizzazione dell'opinione pubblica da parte di forze sociali, partiti di opposizione e mezzi di comunicazione, ha ottenuto il risultato di costringere il Governo a rivedere una norma giuridicamente ed umanamente aberrante. Non siamo, comunque, affatto soddisfatti, anzi, siamo indignati: la norma introdotta, anche se emendata, è inaccettabile.
Tale norma, che era stata concepita per impedire ai lavoratori stranieri l'accesso all'assegno sociale, introduceva requisiti molto restrittivi ed universali, come ad esempio dieci anni di lavoro continuativo ai fini del diritto a tale assegno. Tali requisiti colpivano soprattutto, ma non solo, i cittadini italiani.
Vale la pena ricordare che l'assegno sociale è l'unica forma per tentare di contrastare la povertà e, come tale, esso è e deve restare una forma di assistenza, che prescinde cioè da qualsiasi versamento contributivo e da qualsiasi obbligo di attività lavorativa. Le recenti modifiche apportate dal Governo al Senato eliminano, sì, il maldestro tentativo - operato, fra l'altro, di nascosto e nottetempo - di introdurre il requisito dell'attività lavorativa continuativa di dieci anni e della dimostrazione di un reddito non inferiore all'importo dell'assegno sociale, ma mantengono il requisito dei dieci anni di residenza ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno sociale.
Siamo indignati, ripeto, innanzitutto perché questa norma punitiva si inquadra perfettamente nella politica xenofoba di questo Governo verso le fasce più disagiate della popolazione immigrata, che ci ricorda come la mala pianta dell'odio verso il diverso è ben lungi dall'essere stata estirpata. Come se abbandonare a se stessi gli immigrati con un reddito al di sotto del livello di povertà e di sostentamento fosse di beneficio al Paese e al popolo italiano o fosse un deterrente contro l'immigrazione!
In secondo luogo, questa non è nemmeno lontanamente una norma a favore della sicurezza, anzi, è esattamente il contrario. Quando si capirà, in questo Paese, che respingere o emarginare gli immigratiPag. 9e le fasce deboli della popolazione serve solo ad aumentare i rischi di insicurezza? Quando si capirà che innalzare la soglia del periodo necessario per l'accesso all'assegno sociale produrrà un ampliamento delle sacche di povertà e dell'emarginazione sociale, con conseguenze solo negative sulla sicurezza? Quando si capirà che il fenomeno immigrazione non è arrestabile? Quando si capirà che quello che viene indicato oggi come immigrazione è, in realtà, un fenomeno migratorio di intere popolazioni del mondo e che, come tale, esso è inarrestabile? Quando si capirà che il futuro del nostro Paese è anche legato al colore e al calore di queste popolazioni, che domani - un domani molto vicino - saranno nostri concittadini, cittadini italiani ed europei a pieno titolo?
Siamo indignati soprattutto perché si tratta di una norma di discriminazione occulta, subdola, ingannevole e, per questo, ancor più grave e vergognosa. È una norma che non colpisce il vero obiettivo del Governo, cioè i neocomunitari, a partire dai cittadini rumeni, ma colpisce cittadini extracomunitari ed in parte, in grande parte, anche i cittadini italiani emigrati all'estero, che rientrano in Italia per passarci la loro vecchiaia.
Infatti, come ha stabilito la Corte di giustizia delle Comunità europee (anche i nostri colleghi della Lega dovrebbero saperlo), la discriminazione non attiene solo alle forme di discriminazione diretta, ma anche a tutte le forme di discriminazione indiretta, occulta appunto, in cui una disposizione della normativa nazionale si applica in teoria allo stesso modo a tutti, ma in pratica finisce poi per penalizzare i lavoratori stranieri con regolare permesso di soggiorno e gli italiani residenti all'estero.
Proprio per evitare le forme di discriminazione occulta, il regolamento della Comunità europea n. 1408/71, in materia di sicurezza sociale (regolamento che - lo ricordo ai colleghi della maggioranza - è sovranazionale e si applica direttamente a tutti gli Stati membri), prevede, all'articolo 10-bis, intitolato «Prestazioni sociali a carattere non contributivo», tra le quali l'Italia ha fatto rientrare appunto l'assegno sociale, che l'istituzione di uno Stato membro, la cui legislazione subordina il diritto alle prestazioni assistenziali non contributive al compimento di periodi di occupazione o di residenza, tiene conto, per quanto è necessario, dei periodi di occupazione o di residenza compiuti nel territorio di ogni altro Stato membro come se si trattasse di periodi compiuti nel proprio territorio.
Qui casca l'asino: l'asino è questa legge che vi accingete ad approvare con un ennesimo voto di fiducia, che vuole colpire rumeni, bulgari, polacchi, insomma i neocomunitari, ma che, ignorando, con grave e colpevole ignoranza, le norme comunitarie in materia di sicurezza sociale, introduce una norma non applicabile ai cittadini comunitari. Lo avevate capito? Ve ne eravate accorti? Essa si applica in pratica solo ai cittadini extracomunitari e agli italiani emigrati o ai figli di emigrati, i quali non possono far valere i dieci anni di residenza in Italia.
Sottolineo inoltre - non è cosa da poco conto - che, in virtù della lettera di questa norma, l'assegno sociale dovrà essere revocato a tutti coloro i quali ne sono attualmente titolari, ma non possono in questo momento far valere i dieci anni di residenza. È un aspetto particolarmente perverso e malvagio di questa norma, un'aberrazione totale trasformata in aberrazione parziale.
Io che sono orgogliosamente anche cittadino di un Paese civile multiculturale come il Canada, che concede a tutti la cittadinanza dopo tre anni di residenza, non posso non condannare questo atteggiamento approssimativo e xenofobo, che avrà come conseguenza l'esclusione sociale di una moltitudine di esseri umani, ai quali verrà negato, ancorché ultrasessantacinquenni e in stato di disagio economico, l'unico salvagente previsto dalla legislazione italiana, l'assegno sociale.
Il nostro Paese si presenta così davanti alla comunità internazionale come un Paese ben lungi dall'essere normale, che non conosce il significato e il valore di parole quali solidarietà, accoglienza, integrazionePag. 10e rispetto. I canadesi e gli italiani del Canada si vergognano in questo momento dell'Italia.
È l'ora di finirla di guardare l'immigrato come capro espiatorio delle nostre questioni sociali irrisolte, di guardare l'immigrato come una minaccia al benessere e alla sicurezza della nostra società. Questa legge è stata solo ispirata dalle retoriche pubbliche e dalle forti emozioni che esse suscitano.
La nostra civiltà è stata e deve continuare ad essere frutto di una cultura del rispetto dei diritti umani e sociali e deve respingere il tentativo di restringere tali diritti. Quindi, noi non ci stiamo e non ci staremo. Stigmatizziamo con sdegno l'accanimento di questo Governo, che toglie ai più poveri per dare ai ricchi. Altro che Robin Hood!
Nella triste certezza che l'emendamento che abbiamo presentato non sarà accolto, perché avete fretta di andare a raccontare sulle spiagge la balla che non darete assistenza ai rumeni, ai bulgari e ai polacchi, cittadini europei come lo siamo noi e che lavorano spesso come schiavi per fare ricca la vostra Padania, annuncio che ci batteremo alla ripresa autunnale della legislatura per modificare questa normativa indegna di questo Paese, che penalizza, senza giustificato motivo, esseri umani già diseredati solo per mostrare ad un'opinione pubblica sempre più cloroformizzata e cinica il volto falsamente rassicurante di uno Stato indifferente e dispotico (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

 

Leggi tutto il Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 47 di lunedì 4 agosto 2008


 

 
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Andrea Sacca