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Interpellanza urgente dell’on. Gino Bucchino: “Mettere i bambini al centro degli aiuti umanitari
 
04-02-2010 21:45  
Pagina vista 4

Un ampio confronto sulle adozioni internazionali e, in particolare, su quelle riguardanti i bambini haitiani colpiti dal recente terremoto, si è sviluppato oggi alla Camera nel corso dello svolgimento di un’interpellanza urgente presentata dall’on. Gino Bucchino e da altre decine di parlamentari di diverso schieramento politico.

 

“Mi è sembrato doveroso assumere questa iniziativa – ha dichiarato l’on. Gino Bucchino – per un atto di umanità e di attenzione verso i bambini haitiani, colpiti da una tragedia immane, e per consentire che una problematica così complessa e delicata trovasse nel Parlamento la sua sede naturale e responsabile. Nella mia interpellanza, sottoscritta trasversalmente da diverse decine di colleghi, ho cercato di riaffermare l’esigenza di un impegno straordinario per aiutare in loco i bambini orfani e abbandonati, senza separarli dai luoghi dei loro affetti e delle loro conoscenze, di contrastare con tutti i mezzi il traffico di bambini che si è già scatenato sul mercato delle adozioni clandestine, di ricercare un modo serio e verificato per accelerare gli affidamenti a famiglie disponibili. In più, ho chiesto al Governo di dare garanzie sul fatto che il milione e ottocentomila euro stanziato a questo scopo e destinato a organizzazioni umanitarie operanti in loco fosse vincolato con chiarezza a questi criteri, con il fine di mettere al centro la tutela e l’equilibrio dei bambini.

 

Devo dire che in questa occasione il Governo, nella persona del Sottosegretario Carlo Giovanardi, ha inteso dare un’ampia risposta che si è sviluppata sulla stessa lunghezza d’onda dell’interpellanza, come ha riconosciuto la collega Daniela Sbrollini, che nella replica al Sottosegretario ha esortato il Governo a monitorare costantemente la situazione delle adozioni e degli affidamenti internazionali e a riferirne alle commissioni competenti del Parlamento. Intorno ai bambini haitiani – ha concluso l’on. Bucchino – si è sollevata una grande ondata emotiva, che rischia però di spegnersi repentinamente se non si costruiscono seriamente e lucidamente le condizioni per soluzioni organiche e rispettose della personalità dei bambini colpiti”. Segue l’intervento dell’on. Gino Bucchino tenuto il 4 febbraio 2010 per la presentazione dell’interpellanza urgente sulle adozioni dei bambini di Haiti.

 

Camera dei Deputati On. Gino Bucchino Presentazione dell’interpellanza urgente 2/00597 sugli’interventi umanitari a favore dei bambini di Haiti Il terremoto di Haiti è stato una tragedia di dimensioni così vaste che ancora oggi, a oltre tre settimane dall’evento, nessuno è ancora in grado di stilare un bilancio sia pure approssimato dei danni che si sono verificati e delle conseguenze che ne sono derivate, sia di quelle già evidenti ai nostri occhi che di quelle destinate a manifestarsi nel tempo. E’ concreto il rischio che, attenuatasi a livello mondiale l’attenzione mediatica che si è riversata sull’evento nei momenti più drammatici e scemata l’ondata emozionale che con essa si è intrecciata, gli haitiani siano lasciati, nonostante le dichiarazioni diverse che si susseguono, al loro carico di dolore e di problemi, senza che le strutture di quello stato abbiano per antiche e nuove ragioni la possibilità di fronteggiare una situazione tanto complessa e difficile. In questo quadro di forte preoccupazione, una certezza purtroppo l’abbiamo e riguarda i bambini e i ragazzi di Haiti. Per loro, l’atavica e diffusa condizione di disagio, di marginalità e di abbandono, con il terremoto si è trasformata in acuta emergenza. Nelle prime settimane si è cercato di tamponare questa emergenza tramite la presenza e l’attivismo delle organizzazioni umanitarie già operanti nell’isola o intervenute subito dopo. Ma è facile prevedere che se non si pongono oggi le basi di una soluzione più organica che vada al di là dell’emergenza, è possibile, anzi probabile, che questi soggetti tra i più deboli della società haitiana ricadano nel disagio e nell’abbandono, con l’aggravante di non trovare più nemmeno le reti minime di assistenza e protezione che il terremoto ha dissestato.

Come abbiamo visto nelle settimane passate, nei confronti dei bambini e ragazzi di Haiti si sono manifestate in ambito internazionale già due risposte, di segno però molto diverso tra loro. La prima è quella, appassionata e generosa, delle migliaia di famiglie che si sono dichiarate disponibili ad accogliere gli orfani sia in modo permanente con un atto di adozione, sia temporaneamente con una soluzione di affidamento. La seconda, che dà un’idea concreta delle insidiose crepe sociali che il terremoto ha approfondito, riguarda le notizie riportate dai canali informativi di tutto il mondo sulla sparizione di decine di bambini dagli ospedali haitiani e sul trasferimento all’estero di ragazzi, anche non orfani, destinati ad alimentare il traffico delle adozioni clandestine.

 

Le esigenze che si profilano sono dunque evidenti: 1) la preparazione di soluzioni di medio lungo periodo che abbiano alla base non solo le necessità della sopravvivenza, ma il bisogno di stabilità e di relazione che ogni adolescente manifesta nella fase più delicata della sua formazione; 2) 2) il contrasto deciso e coordinato ad ogni forma di traffico e di mercato dei bambini, qualunque sia la destinazione finale degli stessi; un impegno che non può essere rimesso esclusivamente alle autorità haitiane, ma che deve necessariamente trovare un livello di saldatura internazionale sul piano organizzativo e su quello operativo; 3) 3) la ricerca di soluzioni transitorie che aiutino a superare l’emergenza in modo controllato e serio e senza che si determino per i bambini esperienze traumatiche e laceranti. Si tratta di soluzioni di buon senso che possono sembrare distaccate e “fredde” a chi guarda al disagio e allo sbandamento dei bambini haitiani con l’impulso di sentimenti generosi e con l’emotività determinata da eventi tanto drammatici.

 

Esse, invece, possono rappresentare una seria base di impostazione per un intervento che – lo ripeto ancora una volta, non solo da parlamentare eletto nell’area in cui la stessa Haiti è collocata, ma anche, se mi è consentito, da medico – non perda di vista l’interesse primario della tutela e del benessere dei bambini. . Vorrei aggiungere, inoltre, che un serio rispetto delle procedure previste dalle adozioni, oltre a garantire i minori, serve non meno a tutelare coloro che compiono le adozioni. L’adozione, infatti, è un atto che coinvolge la vita di più persone, comprese gli adottanti, la cui vita cambia profondamente in conseguenza dell’ingresso nella loro esistenza di un’altra persona che loro hanno la responsabilità di allevare, formare e inserire in una più ampia compagine sociale.

 

E tutti sappiamo quanto bene possa fare un’adozione riuscita, ma anche quanti drammi umani si accompagnano ad adozioni fatte in modo superficiale e senza i necessari approfondimenti e ancoraggi. Non a caso, la legge richiede come condizioni essenziali dell’atto di adozione la dichiarazione formale di adottabilità del minore, fatta dalle autorità del Paese in cui il minore si trova, e l’altrettanto formale dichiarazione di idoneità della coppia adottante ad assumersi questa responsabilità. Non si tratta di un perverso circuito burocratico, fatto apposta per rendere difficoltoso il cammino di atti che spesso si riferiscono a situazioni dolorose ed urgenti, ma di precise garanzie per fare il bene dei bambini e di coloro che decidono di adottarli. Nella specifica situazione di Haiti, una riflessione non meno attenta merita l’esperienza maturata nel recente passato in merito alle adozioni internazionali intervenute con quel Paese.

 

A questo proposito, abbiamo ricordato le dichiarazioni della dirigente dell’organizzazione italiana NOVA, che dopo avere portato dal 2002 al 2008 39 bambini haitiani in Italia, ha dovuto sospendere le adozioni a causa – cito testualmente - delle “difficoltà burocratiche talvolta insormontabili” di fatto incontrate. Nella nostra interpellanza urgente, Signor Presidente, abbiamo voluto prima di tutto riaffermare una questione di metodo, che però ha un valore di sostanza, vale a dire l’esigenza del più attento rispetto della legge e delle procedure di garanzia previste a tutela dei minori adottabili e delle coppie che intendono adottare. Ma, di fronte all’immane tragedia di Haiti - immane per vastità e per implicazioni umane e sociali - è necessario che l’Italia si muova, nella sua azione diretta e nella sua attività di coordinamento con gli altri partners internazionali - con una bussola che indichi la strada di fondo da percorrere.

 

Non ci pare dubbio, per le cose dette e per le autorevoli voci che si sono levate in tal senso in queste settimane, che questa strada debba essere quella di favorire in tutte le forme possibili le adozioni in loco, con l’ausilio e la vigilanza delle organizzazioni umanitarie, delle quali vanno promosse e favorite l’efficienza, la sinergia e una diffusa presenza nel vivo della società haitiana. Anche se le condizioni sociali esistenti nell’isola sono di estrema acutezza soprattutto per i minori, e rischiano di aggravarsi a seguito del terremoto, la scelta più responsabile e più fruttuosa che si possa compiere verso i bambini haitiani è quella di fare in modo che il loro legame con l’ambiente nel quale sono maturati i loro affetti e le loro relazioni umane non sia reciso nemmeno di fronte ad una prospettiva di maggiore benessere e di allontanamento dall’indigenza Facendo uno sforzo in questa direzione, è poi preferibile che essi siano aiutati a crescere nella realtà in cui hanno le loro radici e hanno intrecciato, bene o male, i loro rapporti di affetto e di conoscenza.

 

Questo non toglie, naturalmente, che possano essere ricercate soluzioni ragionevoli per affrontare la drammatica emergenza che la società haitiana sta vivendo. In questo senso, si possono certamente cercare modi di sveltire le pratiche di adozione per le situazioni già verificate e legalmente definite. Così come andrebbero concentrati gli sforzi nel favorire e, soprattutto, nell’accelerare le pratiche di affidamento che siano state a loro volta seriamente filtrate dalle autorità competenti. Di fronte a una situazione così grave e a risvolti umani così complessi e delicati, ci è sembrato, Signor Presidente, che il Parlamento non potesse apprendere dai giornali quanto si stava e si sta predisponendo per portare il contributo dell’Italia, ma che si dovesse avere un momento di rifessione e di confronto anche in questa sede. Le opzioni di ordine generale, naturalmente, lasciano il tempo che trovano se non si traducono in atti conseguenti di carattere istituzionale e operativo.

 

Per questo, chiediamo al Governo di sapere se nello stanziamento annunciato di 1,8 milioni di euro a favore dell’intervento umanitario ad Haiti, si sia tenuto conto per i trasferimenti già deliberati e si terrà conto per quelli da decidere degli orientamenti esposti nel nostro atto parlamentare e dei criteri che da essi scaturiscono. In particolare, è opportuno che il Parlamento conosca se per il milione di euro ripartito tra Caritas, UNICEF e Save the Children sia stato dato qualche indirizzo preferenziale sul modo come utilizzare i fondi e per la somma restante che ci si propone di ripartire tra le organizzazioni che richiedano di intervenire a Haiti se siano già stati definiti criteri precisi che consentano di massimizzare l’efficacia delle azioni umanitarie ed evitare dispersioni di risorse.

Dal legittimo impedimento escluse le sagre della polenta e dei fagioli con le cotiche
 
04-02-2010 21:44  
Pagina vista 7

Sì perché se è vero che il Presidente del Consiglio potrà avvalersi di questa ennesima legge ad personam per non comparire nelle aule di tribunale per impegni istituzionali i più vari, abbiamo anche la rassicurante certezza che grazie ad una batteria di ordini del giorno accolti dal Governo il Presidente Berlusconi non potrà invocare come legittimo impedimento la sua partecipazione:

alla quinta sagra dell’agnolotto e del canestrello a Polonghera (CN);

  • alla sagra del polentonissimo a Monastero Bormida (Asti);
  • alla 64ma fiera primaverile degli uccelli a Sacile (PN);
  • al rogo della vecia a Pordenone; alla 30ma sagra dello spiedino a Castello d’Agogna;
  • alla sagra di Biligocc ad Albino (BG); alla diffida del soffritto di maiale a Flumeri (AV);
  • al panettone party a Borbona (RI);
  • alla 30ma sagra della lumaca di Valmontone (RM);
  • alla festa dei fagioli con le cotiche di Sant’Angelo Romano (RM);
  • al palio dei mussi di Teglio Veneto; alla sagra delle fave con pecorino di Filacciano (RM);
  • alle feste provinciali della Lega Nord;
  • alla festa della libertà presso Pietralcina (BN);
  • alla festa della zucca;
  • alla inaugurazione dei nuove sedi del partito del Popolo della Libertà;
  • al meeting musicale degli indipendenti; alla sagra della Strazzata di Avigliano;
  • alla festa del Villaggio cimbro; al meeting mondiale dei giovani;
  • alla festa europea della musica; alla festa del radicchio rosso di Rosson;
  • alla sagra della lingua del Santo di Massanzago;
  • alla 5ta festa del Ciclamino di Fontanelle di Conco (VI);
  • alle iniziative per sostenere l’abolizione dello zoo di Roma;
  • al trasporto della macchina di Santa Rosa a Viterbo;
  • alla sagra del carciofo di Cerda in provincia di Palermo;
  • alla sagra dello stinco di maiale di Offida, in provincia di Ascoli Piceno;
  • al porco festival del borgo antico di Rotella in provincia di Ascoli Piceno;
  • alla 40ma rassegna cinofila di Ancona;
  • alla festa della fame e della sete di Filattiera (MS).

Il giudizio sulla legge del legittimo impedimento sarà così condizionato dal fatto che il Presidente Berlusconi da una parte si metterà in salvo dalla giustizia ma dall’altra dovrà rinunciare a bazzicare le sagre festaiole. Chi la fa l’aspetti!!!

On. Bucchino: per il riacquisto della cittadinanza c'è una strada percorribile...
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03-02-2010 00:00  
Pagina vista 10

Mi sono giunti numerosi quesiti e segnalazioni da parte di ex cittadini italiani che risiedono all’estero i quali vorrebbero riacquistare la cittadinanza italiana ma non sanno come fare e imputano allo Stato italiano la mancanza di informazioni utili.

 

Premesso che i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana (in loco, nei vari Paesi di residenza) per coloro che risiedono all’estero sono scaduti il 31 dicembre 1997 (con l’ultima proroga), intendo con questo comunicato illustrare una procedura alternativa e prevista dalla legge in vigore per riacquistare la cittadinanza italiana. L’art. 13 della legge n. 91/1992 disciplina l’istituto del riacquisto della cittadinanza italiana a favore di chi l’abbia perduta (a prescindere dai motivi della perdita) prevedendo che chi ha perduto la cittadinanza italiana può riacquistarla se dichiara - comma c) dell’art. 13 - di volerla riacquistare ed ha stabilito o stabilisce, entro un anno da tale dichiarazione, la residenza nel territorio italiano.

Deputati PD estero. Comites e CGIE: Raccogliere il disagio e unire le forze
 
02-02-2010 00:00  
Pagina vista 7

DEPUTATI PD ESTERO. COMITES E CGIE: RACCOGLIERE IL DISAGIO E UNIRE LE FORZE.

 

Le voci critiche che si levano dalle nostre comunità sulle politiche e sulle linee di riforma che la maggioranza sta adottando rappresentano l’espressione di un disagio per la direzione intrapresa e, insieme, il desiderio di riportare il rapporto con gli italiani all’estero in un alveo costruttivo.

 

Se poi queste voci provengono dall’area politica di centrodestra, vuol dire che la situazione è ormai seria e non c’è ulteriore tempo da perdere. È quanto si può dire dopo l’incontro di Verona dei Veneti nel mondo, dei Veronesi nel mondo e del CTIM-Veneto, al quale hanno partecipato delegati di diversi paesi europei, tra i quali anche dirigenti del PDL all’estero. In esso è stato ribadito il ruolo essenziale dell’associazionismo, che deve essere garantito a tutti i livelli della rappresentanza, la critica all’impostazione della legge di riforma di COMITES e CGIE, in discussione al Senato con la benedizione del Sottosegretario Alfredo Mantica, la richiesta di fermare la destabilizzante ristrutturazione consolare che il MAE con l’avallo del governo sta perseguendo.

 

Si chiede, infine, che si proceda subito al rinnovo di COMITES e CGIE, congelati in attesa di una riforma che rischia di assestare loro un colpo mortale. Bene, siamo d’accordo. Peccato che queste prese di posizione arrivino in ritardo, non quando questi percorsi si sono aperti, ma quando rischiano di chiudersi. Ad ogni modo, in un momento così grave per gli italiani all’estero, non è il caso di indugiare in polemiche artificiose e pregiudiziali ma di unire le forze per fare in modo che la barca possa essere fermata prima di infrangersi definitivamente sugli scogli.

 

Per cui aspettiamo che alle parole seguano i fatti e che non solo a livello di opinione e di confronto politico, ma anche a livello parlamentare e di governo. Il nostro impegno per trovare una via d’uscita a questa grave situazione e per fare riforme utili e non penalizzanti c’è stato finora e continuerà ad esserci. Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Franco Narducci, Fabio Porta

Ecco la proposta bipartisan sulla sanatoria degli indebiti pensionistici
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26-01-2010 22:59
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L’On. Gino Bucchino ha presentato oggi alla Camera dei deputati una proposta di legge “bipartisan” che prevede la sanatoria degli indebiti a favore dei pensionati residenti all’estero. La pdl è stata firmata da Porta, Fedi, Di Biagio, Farina, Garavini, Narducci, Angeli, Berardi, e Picchi.

 

La proposta di legge dispone l’abbandono del recupero delle prestazioni pensionistiche e familiari erogate indebitamente dall’Inps ai pensionati residenti all’estero per i periodi fino al 31 dicembre 2008. Di norma si tratta di indebiti che si sono costituiti a causa dei ritardi con cui l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha acquisito le informazioni reddituali dei pensionati residenti all’estero ed effettuato la ricostituzione delle prestazioni legate al reddito (trattamento minimo, maggiorazioni sociali, prestazioni familiari).

 

Nel corso della precedente legislatura – rileva Bucchino - era stato presentato un progetto di legge di sanatoria degli indebiti pensionistici dei residenti all’estero assegnato alla XI Commissione Lavoro il 17 aprile 2007 che non ebbe seguito a causa dello scioglimento anticipato delle Camere.

 

“Dobbiamo ora augurarci – auspica il parlamentare eletto nella Circoscrizione Estero - che questo Parlamento faccia propria l’esigenza di sanatoria per i pensionati residenti all’estero, anche alla luce del fatto che esponenti politici di maggioranza ed opposizione, enti ed istituzioni e lo stesso Inps hanno più volte espresso un orientamento favorevole alla sanatoria alla luce delle difficoltà pratiche incontrate nelle operazioni di rilevazione reddituale e di recupero degli indebiti di residenti all’estero e delle conseguenze molto penalizzanti rappresentate dalle operazioni di recupero”.

 

 

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Andrea Sacca